Nota: Questo articolo di Daniele Barbieri è tratto da AVVENIMENTI del 20 settembre 1995
(Copyright 1995 Libera Informazione Editrice S.p.A.)
SCHEDA/LA LEGGE
RECLUSI ANCHE PER REATI LIEVI
SCHEDA/LA LEGGE
RECLUSI ANCHE PER REATI LIEVI
Posted in General, Letteratura antipsichiatrica.
– 16/05/2012
INTRODUZIONE
Diffusione capillare sul territorio, crescita esponenziale del controllo sociale “a misura d’uomo”: questo e’ il meccanismo con cui le istituzioni totali continuano, oggi, ad esercitare il loro potere invasivo che non ammette repliche.
Le riforme e le leggi che si sono susseguite negli anni, per tentare di rendere più umane strutture detentive come il carcere e il manicomio, non hanno, infatti, minimamente scalfito il loro carattere repressivo e totalitario. Sia la legge 180 (legge Basaglia ) relativa alla chiusura dei manicomi, che la legge Gozzini dell’86 sul carcere, solo in un primo momento sono sembrate capaci di apportare mutamenti significativi in senso democratico e di estensione dei diritti. In realtà entrambe hanno aperto la strada alla creazione di luoghi alternativi in cui la coercizione e il sopruso si mascherano dietro termini più rassicuranti come trattamenti e terapie. La creazione di servizi territoriali decisa dalla 180 (centri di salute mentale, case famiglie ecc..) e i vari regimi di detenzione attenuata come la semilibertà e l’affidamento ai servizi sociali, non sono in realtà una vera e propria alternativa all’istituzione totale (carcere e manicomi). Al contrario tali innovazioni non servono ad altro che a potenziare e ad allargare, al di là delle mura di questi ghetti, le funzioni punitive e detentive dell’istituzione stessa. Il principio di esclusione arriva ovunque, in ogni ambito della quotidianità ed è affidato a strutture sociali il cui compito si riduce sempre più al controllo e al contenimento.
Ma la continuità tra psichiatria e carcere non si esaurisce qui: entrambe fondano i loro giudizi e le loro decisioni sull’imperativo sorvegliare-punire-premiare e sulla più completa arbitrarietà con cui si stabilisce chi è conforme e quindi” libero” e chi, invece, rifiuta di “normalizzarsi” e, dunque, va rinchiuso.
E non e’ tutto! Con le nuove proposte di legge in materia psichiatrica elaborate dell’attuale governo di centro-destra la situazione si avvia verso un sostanziale peggioramento: per quanto riguarda i T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) si eliminano le, seppur formali, garanzie che permettevano di limitare, per quanto possibile, lo strapotere degli psichiatri.
Si torna a parlare di cronicità della malattia per giustificare l’inevitabilità di trattamenti e cure che durano tutta la vita , ma soprattutto si riaprono i manicomi attraverso nuove strutture, dette S.R.A. (strutture residenziali ad assistenza continuata), che ripropongono i modi e i criteri dei vecchi istituti di contenzione . Queste nuove istituzioni, inoltre, “ospiteranno” non solo pazienti psichiatrizzati, ma anche ex detenuti degli O.P.G (ospedali psichiatrici giudiziari), oltre che alcolisti e tossicodipendenti, ai quali si applicherà la famosa “doppia diagnosi”. Tossici e alcolisti si drogano e bevono semplicemente perchè “malati di mente”: ogni motivazione sociale o interpersonale viene completamente cancellata. E questa colpa individuale giustifica sempre più il fatto che essi vengano considerati non solo malati ma anche criminali, la cui presa in carico non viene più gestita dal sociale ma dalle forze dell’ordine. Continued…
Posted in General, Letteratura antipsichiatrica.
– 16/05/2012
In data 22 marzo 2011 il Telefono Viola di Milano ha tenuto un’altra conferenza stampa sugli abusi commessi nei reparti psichiatrici Grossoni del Niguarda.
Si possono visualizzare e scaricare i seguenti documenti:
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– 22/03/2011

[La Repubblica, 23/11/2010] L’associazione Telefono Viola ha denunciato, nel corso di una conferenza stampa in tribunale a Milano, “una serie di abusi avvenuti nei reparti di psichiatria dell’ospedale Niguarda di Milano attraverso le pratiche della contenzione”, ossia il legare i pazienti con disturbi mentali, che secondo l’associazione avrebbero portato a “due morti” e a una serie di lesioni ad altri malati.
Giorgio Pompa, presidente dell’associazione che dal ’96 si batte contro gli abusi della psichiatria”, ha spiegato che nelle prossime ore presenterà un esposto alla Procura di Milano affinché “apra un’inchiesta su questi gravi fatti di tortura”. Immediata la replica del Niguarda: “Non risultano allo stato di fatto elementi a riprova di questi casi”. E nel giugno scorso è stato lo stesso ospedale a trasmettere alla Procura la segnalazione di una paziente “in merito a supposti comportamenti scorretti” che sarebbero avvenuti nel padiglione Grossoni.
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– 23/11/2010